Ecco cosa aspettarsi quando si incontra per la prima volta la psicologa. Esattamente quando incontro i miei pazienti per la prima volta mi sento spesso chiedere “ Dottoressa e ora cosa accadrà?, questa domanda profetica da inizio solitamente ad un proficuo lavoro a due, una danza tra me e la persona che ho di fronte, prepara il terreno fertile per l’ incontro tra le nostre due anime.Psicologa

Adesso che cosa ti sta accadendo?

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Psicologa: “Adesso che cosa ti sta accadendo?”

Di solito rilancio al paziente chiedendogliadesso che cosa ti sta accadendo?” e le risposte ribelli e confusionarie iniziano a dare struttura e forma al luogo in cui siamo. Lo studio, il setting in termini professionali, diviene il luogo sicuro in cui intravedere la possibilità di incontrare il proprio mondo interiore. Parafrasando Oscar Wilde, spesso abbiamo già le risposte ma non ancora le domande e questo ci porta ad uno stato di inquietudine, di rabbia, di tristezza o perché no anche di euforia immotivata che non riusciamo a comprendere, c’è qualcosa che stona in noi ma non sappiamo cosa. Nell’incontro tra l’ anima del paziente e l’ anima del terapeuta c’è il germoglio della consapevolezza prima e del cambiamento poi. E’ in quello spazio vuoto ma fertile che accade qualcosa di unico e di magico. La risposta confusionaria e ribelle trova diritto di cittadinanza e possibilità di farsi la domanda che diviene quindi rivoluzionaria.

Iniziare un percorso psicologico

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Qual è la bellezza dell’essere una psicologa?

Iniziare un percorso psicologico è sempre un momento magico, una nuova avventura ha inizio, godiamoci il viaggio senza pensare alla meta di arrivo. Concedersi il lusso di passeggiare tra le proprie emozioni, arrestarsi di fronte alle paure, prendere coraggio da un respiro più profondo e ripartire. Godere del sapore aspro delle lacrime e del fragoroso suono di una risata, perché si, in terapia si ride anche.

Qual è la bellezza dell’essere una psicologa? Andare a prendere il paziente li dove è, tra le sue fragilità e le sue risorse e competenze, tenere stretta tra le dita, come un gioiello prezioso, la sua storia di vita, quello che ti racconta e quello che cerca di tenere nascosto, andare la e inventare un linguaggio terapeutico nuovo”, come insegna Jung, per ogni paziente. È permettergli di abbandonare gli ormeggi, per il tratto di navigazione che sente giusto per lui, nel qui ed ora, proprio in questo momento qui in cui sta accadendo il nostro incontro, e permettersi di fare la sua Domanda rivoluzionaria che ha radici nel passato ma forma attuale.

Prendermi cura di questa domanda è il mio mestiere

Non leggo nelle menti ne faccio profezie, e  “Cosa accadrà ora Dottoressa?” non lo so, ma vi invito a farvi stupire dalle milioni e milioni di possibilità che potrebbero esserci solo ponendovi questa domanda.

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