Non è solo difetto estetico! La diastasi dei retti addominali comporta notevoli disagi fisici, oltre che psicologici. Spesso le donne che vorrebbero procedere con l’operazione, non si sentono sicure e adeguatamente informate anche per via di una scarsa diffusione di informazioni.

Diastasi addominale come riconoscerla?

Una ostetrica del mio consultorio mi aveva mostrato come fare un’autovalutazione del proprio addome:

Sdraiatevi in posizione supina e piegate le ginocchia tenendo la piante dei piedi appoggiata a terra. Mettete una mano dietro la testa e l’altra in prossimità dell’ombelico. Premete leggermente con le dita sui muscoli addominali rilassati. Sollevate testa e contraete l’addome in un “crunch”. Muovete le dita sulla pancia cercando le pareti del muscolo dove c’è l’ombelico. In presenza di diastasi dei retti addominali sentirete e vedrete una protuberanza tra i due fasci dei muscoli retti. In questo modo si può anche capire più o meno di quanti centimetri è la distasi guardando quante dita sprofondano. Potete vedere il mio video dove spiego il tutto qui.

A 2 mesi post-parto ho fatto la mia prima autovalutazione. Avevo circa 3 cm di separazione e questa ostetrica mi aveva detto che non era una diastasi dei retti grave e con i giusti accorgimenti avrei potuto recuperare un paio di centimetri. Recuperare, non risolvere, perché purtroppo non è una cosa che si sistema del tutto, per nessuna neo-mamma; i muscoli retti rimangono separati una volta che si sono strappati.

Io, ignorantemente, non mi sono fatta seguire da nessuno e ho iniziato a fare un po’ di attività fisica per cercare di smaltire i 20 kg messi in gravidanza. Avevo ricominciato a correre un paio di volte la settimana e a fare un po’ di addominali, non in maniera esagerata, ma con incoscienza. Quando i muscoli retti sono separati, se si fanno gli esercizi nel modo sbagliato, si rischia solo di peggiorare la situazione perché i muscoli sotto sforzo tendono a separarsi ancora di più.

Quali sintomi si sono presentati?

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La peristalsi ovvero i classici movimenti intestinali

A distanza di 10 mesi dal parto ho deciso di iscrivermi a nuoto anche se avevo già capito che c’era qualcosa che non andava nel mio addome da diverso tempo; avevo dei gonfiori anomali ogni volta che mangiavo, tanto che avevo chiesto di fare i classici esami per le intolleranze a glutine e lattosio (risultati poi negativi). Sentivo chiaramente la mia peristalsi, ossia i classici movimenti intestinali; le prime volte pensavo di essere di nuovo incinta. I movimenti intestinali, infatti, erano molto simili ai calci del bimbo in gravidanza. Cercavo risposte negli altri, nelle altre mamme, ma sentivo sempre e solo rispondermi “è normale!”. Un velo di ignoranza mi ha sempre circondata, ma io sentivo che qualcosa non andava.
I miei muscoli erano talmente separati che non contenevano più lo stomaco e che quella protuberanza erano gli organi che, in determinate posizioni, spingevano sulla linea alba che, essendo dilatata, non li conteneva come avrebbe dovuto. Anche per questo motivo è sopraggiunta l’ernia ombelicale.
Non era una situazione piacevole da vedersi, né esteticamente, né per la mia salute. Avere degli organi interni cosi esposti è pericoloso.

Quando operare chirurgicamente la diastasi?

La prima visita che ho fatto mi sono fatta incantare da un chirurgo, di cui preferisco non fare nomi, che mi aveva fortemente sconsigliato di operare la Diastasi e che secondo lui incominciando a fare un bel po’ di attività fisica avrei potuto rinforzare la parete addominale per poi operare solo l’ernia.

Non voleva operarmi subito perché lo stato dei miei muscoli non era favorevole per una buona riuscita dell’intervento, quindi mi avrebbe rivisto a distanza di sei mesi. Quando operano l’ernia (sia ombelicale che inguinale) ti posizionano una rete in modo che questa non esca più dal buco che si è creato. Quel chirurgo mi aveva spiegato che era meglio affrancare questa rete su dei muscoli forti piuttosto che sui miei che erano completamente distrutti.

Io di natura sono molto curiosa e per quanto questo medico mi avesse veramente persuaso con la sua spiegazione molto professionale, c’era comunque qualcosa che non mi tornava; tutti i siti web sconsigliavano attività fisica perché peggiorava la situazione.
Infatti dopo soli 10 giorni di allenamento, facendo un’altra autovalutazione, avevo visto che la situazione era peggiorata, da 4 dita riuscivo a far passare quasi tutta la mano.

Un giorno la mia collega di lavoro mi ha dato i contatti di un suo caro amico chirurgo a cui potevo rivolgermi per avere un ulteriore parere così ho fatto la seconda visita. Non faccio nomi perché non voglio fare pubblicità o sponsorizzare nessuno, dico solo che lui lavora al Fatebenefratelli di Milano e privatamente in alcune cliniche molto rinomate.
Durante la visita mi ha fatto una ecografia e da lì si vedeva l’ernia e la diastasi che era di circa 6 cm. Mi ha subito consigliato di operarmi spiegandomi che poteva essere molto doloroso e di non sottovalutare la gestione casalinga e famigliare post operazione.

Perché hai deciso di ricorrere all’operazione?

diastasi dei retti addominali
La chirurgia purtroppo è l’unica soluzione al problema

​​L’esercizio fisico non è una soluzione definitiva purtroppo. La chirurgia purtroppo è l’unica soluzione al problema.

Il chirurgo che mi ha operato non voleva intervenire solo sull’ernia senza sistemare la distasi perché c’era il pericolo che la rete che andavano ad applicarmi cedesse a causa della separazione dei miei muscoli che era destinata solo a peggiorare. Avrei dovuto passare la mia vita a stare attenta a non fare sforzi e non potendo fare sport.

Io non volevo rischiare che l’ernia si strozzasse per non finire operata d’urgenza dal primo chirurgo di turno che non avrebbe considerato minimamente la diastasi. (L’ernia strozzata si presenta quando il foro di uscita dell’ernia si stringe intorno all’ansa intestinale fuoriuscita fino a bloccarne l’afflusso sanguigno. Questa condizione causa forti dolori e, se non trattata immediatamente, può portare alla necrosi di una parte dell’intestino. A questo punto si configura la necessità di un intervento di urgenza che può concludersi, oltre che con la riparazione dell’ernia, anche con la rimozione dei tessuti necrotizzati fino alla resecazione di una parte dell’intestino).

Quanto costa operare la diastasi?

Per sottoporsi all’intervento si possono scegliere due strade:

  • Privatamene: senza liste di attesa scegliendo in autonomia il proprio chirurgo, ad un costo che oscilla tra i 6.000 e i 10.000 euro.
  • Con il servizio sanitario nazionale: con tempi di attesa lunghi (da 1 anno fino a 4 in base alla struttura. Pochi chirurghi la operano e non in tutti gli ospedali per questo motivo molte donne sono costrette a spostarsi di svariati kilometri).

Potevo operarmi con il servizio sanitario perché avevo i due “requisiti” richiesti: un’ernia e una diastasi superiore ai 5 cm. Altrimenti non ti operano in quanto non la considerano una patologia “grave” ma solo un difetto estetico.

Tramite il mio lavoro ho una buona assicurazione sanitaria che mi copre anche gli interventi di chirurgia, così ho deciso di intraprendere la strada del privato.

Vi segnalo però il gruppo Diastasi Donna che offre un ottimo servizio di consulenza e sono in continua ricerca di strutture convenzionate con l’SSN.

Il post-intervento com’è stato?

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Vantaggi e svantaggi del post operazione

Sono tutt’ora in ripresa post-operatoria però ormai, a distanza di mesi, la situazione è decisamente migliorata. Le settimane più critiche sono le prime tre perché in quel periodo si hanno forti dolori e non si può fare nulla.

Gli svantaggi, o per meglio dire limitazioni, sono:

  • il riposo forzato
  • l’impossibilità di caricare pesi e fare sforzi (neanche per alzarmi dal letto – dovevo farmi aiutare).
  • Non poter prendere in braccio tuo figlio.
  • non poter tossire o starnutire liberamente

Ho fatto la vita da bradipo, camminando gobba e a rallentatore.

Fortunatamente il mio corpo ha reagito bene e non ho avuto nessun rigetto della protesi che mi hanno applicato. A me hanno fatto un’addominoplastica ‘completa’ (so che ragazze operate con il servizio sanitario nazionale hanno fatto un’addominoplastica ‘parziale’, con il rischio che la protesi si muova e il lavoro possa essere stato fatto invano).
La mia protesi è di circa 30 cm di altezza per 15 cm di larghezza e me l’hanno cucita tutta intorno ai due retti addominali (quelli centrali).

I vantaggi sono:

  • poter riavere la tua “vecchia” pancia, naturalmente piatta e senza quell’aspetto da donna gravida, invalidante a livello psicologico.
  • in presenza di pelle in eccesso, l’intervento agisce anche sull’inestetismo, per cui oltre all’aspetto funzionale si migliora notevolmente anche l’aspetto estetico.

Oggi, a distanza di mesi, mi sento guarita nel corpo e nella mente, il disagio fisico ha avuto un peso importante nel mio periodo da diastasata, oggi mi sento bene e felice!

Ho ancora un po’ di strada da fare però sono molto soddisfatta e anche se rimarrà una brutta cicatrice sono contenta e credo di aver fatto la scelta migliore per me. Solo chi come me ha affrontato questo percorso può veramente comprendere una diastasata, nei suoi dolori e nei suoi disagi.

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