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Tra i tanti dubbi che ci assalgono ve ne uno in particolare: “quando inizierà a parlare il mio bambino? Perché ancora non parla?”. Il più delle volte è solamente questione di tempo e non bisogna preoccuparsi se il bambino inizia a essere grandicello e ancora non parla. In altri casi, magari, ha bisogno di un piccolo aiutino da parte di un professionista. Quindi, la domanda di oggi è: quando dobbiamo rivolgerci al logopedista?

Il bambino non parla: ogni bambino ha i suoi tempi

Il bambino ha uno o due anni e ancora non parla. Iniziamo a preoccuparci e la pressione esterna non aiuta la situazione.

Quante volte ci sentiremo dire frasi del tipo: “il mio a un anno già parlava!”, “sei sicura che non ha qualcosa che non va?”. Ovviamente, il primo consiglio è sempre lo stesso: ignorateli!

Ogni bambino ha i suoi tempi e iniziare a parlare prima o dopo non pregiudica la sua salute psico-fisica né le sue capacità cognitive. Il ritardo del linguaggio può dipendere da moltissimi fattori e il più delle volte non dobbiamo preoccuparci.

Quando dovrebbe iniziare a parlare?

In generale la medicina ci ha lasciato degli schemi a cui far riferimento se vogliamo sapere se il nostro bambino è nei giusti tempi e ha sviluppato le giuste capacità linguistiche per la sua età.

Logopedista
A sei mesi inizia la lallazione!

Ma si tratta, comunque, di schemi generici e cerchiamo di non preoccuparci inutilmente se non ci relazioniamo a pieno con le tempistiche dettate.

I primi stimoli uditivi avvengono quando il bambino è ancora dentro la pancia e già dalla nascita impara a riconoscere i suoni. A sei mesi inizia la lallazione. È un momento molto eccitante e potremmo avere l’impressione che il piccolo sappia già dire “mamma” e “papà”.

Tra i dodici e i diciotto mesi inizia a dire le prime paroline. Mamma e papà non saranno più solamente il frutto della lallazione! A 18 mesi il vocabolario del bambino dovrebbe essere di circa 20 parole. Iniziano a giocare a “parlare” al telefono e a provare a ripetere le parole degli adulti.

A 2 anni inizia a ripetere piccole frasi composte da due tre parole. Entro i 3 anni il linguaggio del bambino dovrebbe “esplodere” e a 3 anni compiuti dovrebbe essere in grado di farsi capire, costruire frasi più complesse e cantare qualche canzone.

Quando un bambino è “precoce” nel parlare

Certo mamme sono sempre un “il mio bambino ha iniziato a parlare presto”. Inutile dire che “vantarsi” in questo modo dei propri figli è solamente un comportamento dannoso per tutti.

Parlare
Parlare con gli altri bambini aiuta

Tuttavia, alcune volte non hanno proprio torto. Alcuni bambini possono risultare un po’ precoci. Questo può dipendere da alcuni fattori, ma il più importante è, senza dubbio, il parlare con altri bambini.

Solitamente i secondogeniti sono più precoci nel parlare proprio perché giocano con il fratello o la sorella maggiore. Allo stesso modo il nido aiuta molto nel linguaggio.

Al contrario, un bambino che è abituato a stare principalmente a contatto con gli adulti potrebbe “ritardare” nel parlare. Ma non preoccupatevi, non vuol dire ci sia necessariamente un problema.

Quando dovremmo andare dal logopedista?

In linea di massima se il bambino non rientra nello schema di cui parlavamo prima dovremmo chiedere un consiglio al pediatra se sia o meno il caso di andare dal logopedista.

Dovremmo tenere in considerazione di portare il bambino dal logopedista se:

  • Non dice ancora nessuna parola a 2 anni.
  • Non comprende le parole che gli vengono dette.
  • Non si esprime in maniera comprensibile a 3 anni.
  • Si esprime solo con parole a due sillabe.
  • Non pronuncia bene alcune lettere (solitamente sono la r o la s).
  • Ha difficoltà a imparare nuove parole.
  • A un vocabolario molto ristretto.
  • A 3 anni non è in grado di formulare una frase semplice.

Il più delle volte questi sintomi sono riconducibili solamente a un ritardo del linguaggio semplice, sul quale il logopedista è in grado di intervenire con una serie di sedute.

Le visite dal logopedista comprendono esercizi di respirazione, giochi con le tessere, giochi di costruzioni, libri illustrati, giochi con le figure e una serie di esercizi per stimolare il linguaggio.


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