L’educazione, si sa, cambia di generazione in generazione: si è passati dalla figura del padre autoritario e impositivo a quella del padre amico che non rispetta le regole assieme ai figli. Che fare quindi? Le ultime tendenze vedono appunto i genitori lasciare i bambini senza limiti, a volte motivati dal fatto che i figli hanno bisogno di sperimentare, a volte per pura stanchezza dei genitori.

Ad influire poi ci sono molteplici fattori dallo stile di vita, alla visione del mondo, ma anche la cultura e il ceto sociale. Certo non si può tornare indietro e imporsi a suon di punizioni fisiche e castighi, ma anche non dare limiti risulta produttivo, perché la società è regolata  da norme di comportamento e bisogna allenare i nostri figli a rispettarle.

Porre limiti ai bambini: la tecnica delle 3 zone

Haim Ginott, insegnante, psicologo infantile e psicoterapeuta è diventato famoso per il libro Between Parent and Child, un libro ancora attuale nonostante sia stato scritto nel 1965. Recentemente infatti è stato citato anche da John Gottman in Intelligenza Emotiva per un Figlio. Quest’ultimo libro parla della relazione tra genitori e figli e di come i primi debbano diventare degli allenatori dei propri figli per la loro emotività, per crescerli più forti e felici.

Porre dei limiti ai bambini
La tecnica delle tre zone: rossa, gialla e verde

Ginott ha poi studiato un metodo per spiegare meglio ai bambini il funzionamento delle regole. Lui suggerisce di stabilire tre fasce di comportamento, come se fosse un semaforo. Tali zone ovviamente si potranno rivedere e correggere col crescere del bambino, o in caso di necessità.

Questa tecnica a fasce evita che alcuni comportamenti, magari solo fastidiosi o non particolarmente brillanti, siano etichettati come assolutamente da non fare, negando di fatto al bambino la possibilità di fare qualche “sciocchezza”. Infatti spesso si tende a reprimere qualsiasi comportamento ritenuto non consono, come fare versi strani, dondolarsi, o correre eccessivamente. Negare loro questi comportamenti infantili nuoce tanto quanto permettere loro di fare qualsiasi cosa.

Inoltre stabilendo questo semaforo delle azioni, col tempo, rende anche il bambino più consapevole perché impara a comprendere, in base alla situazione, in quale fascia si trova in quel momento.

Le tre zone

La zona verde include tutti i comportamenti autorizzati. Tutto ciò che il bambino può fare in libertà, tutte le volte che vuole, senza avere paura di venire giudicato male.

La zona gialla invece comprende tutti quei comportamenti che sono concessi solo in determinate situazioni. Varia molto a seconda  dell’età del bambino e del contesto in cui ci si trova.

Infine la zona rossa dove troviamo tutti quei comportamenti assolutamente vietati e non giustificabili in nessun modo.

Porre dei limiti ai bambini
A volte bisogna lasciar fare loro qualche marachella

La definizione delle singole aree con tutti i comportamenti accettati o no è a completa discrezione dei genitori. Per rendere flessibile e personalizzabile la gestione dell’educazione dei propri figli. L’utilizzo dei colori rende più comprensibile il divieto ai bambini, permettendo di effettuare da soli una valutazione rispetto ad una marachella commessa.

La zona gialla è sicuramente la più importante, perché comprende la possibilità di sbagliare entro certi limiti. Porre limiti ai bambini non vuol dire impedirgli di fare qualche errore infantile, come lasciare i giochi in giro o non finire la tutta la merenda. Porre dei limiti serve a spiegare che le regole sono importanti e spesso ci sono motivi più che validi per rispettarle.

Quando i bambini sono abbastanza grandi è anche importante spiegare il perché si danno certe regole, come lavarsi le mani prima di mangiare, non sporgersi da una finestra o aspettare che il semaforo diventi verde.

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