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Perché dobbiamo andare all’asilo?”, “Perché il sole è caldo?”, “Perché il mare è blu?”, “Perché piove?”. È arrivata la fase dei perché? Potrebbe essere estenuante, forse sarà la prima grande sfida da affrontare con il vostro bambino. A confronto lo svezzamento, le coliche, il primo giorno d’asilo, tutto sembrerà una passeggiata.

Ma quando arriva questa fase? Come facciamo ad affrontarla? E quanto importante è nello sviluppo del bambino?

Quando arriva la fase dei perché?

La fase dei perché arriva solitamente intorno ai 2 o 3 anni, più o meno in concomitanza con lo sviluppo del linguaggio. Ma non vi è una regola precisa. Varia molto da bambino a bambino. Talvolta può presentarsi un po’ in ritardo. Anche la durata varia molto. Può durare solamente una manciata di anni o può protrarsi fino ai 7-8 anni.

La fase dei perché
Arriva la fase dei perché

Intorno ai 2-3 anni, inoltre, i bambini acquistano una maggiore consapevolezza del mondo che li circonda. Per loro tutto è nuovo e di conseguenza la curiosità la fa da padrona. Con una sempre crescente padronanza del linguaggio, inoltre, la fase dei perché arriva inesorabile e irrefrenabile.

Mamma e papà saranno travolti da questa fase e ci ritroveremo a rispondere a un’inarrestabile raffica di domande. Potremmo essere sfiniti dalle domande ma i nostri piccoli stanno solo scoprendo un mondo che noi diamo ormai per scontato da troppo tempo. E durante questa fase potremmo anche noi riscoprire la bellezza del mondo che ci circonda e imparare cose che non sapevamo di non sapere. “Perché il cielo è blu?” “Perché i pesci non affogano?”.

Come e quanto rispondere

I primi perché saranno entusiasmanti anche per noi. Ci verrà da pensare che abbiamo creato un piccolo genio, o un sognatore, che guarda il mondo con occhi diversi. Ci ritroveremo anche noi ad osservare ciò che ci circonda con occhi diversi. Riscopriremo la bellezza di ammirare e curiosare e domandarci come faccia ogni cosa a stare al proprio posto, anziché passare avanti noncuranti.

Arriva la fase dei perché
La curiosità di scoprire il mondo

Eppure, la fase entusiasmane finirà. Ci ritroveremo dopo giorni, settimane, mesi o addirittura anni di perché a rispondere al millesimo perché. Ma quando è il momento di dare un freno? È giusto frenare la curiosità dei bambini. La curiosità non va mai frenata, ma anche noi a un certo punto ci ritroveremo sfinite.

La miglior cosa per affrontare questo periodo è con pazienza, ascolto e, soprattutto, con la consapevolezza è una fase: passerà”. Questo diventerà il nostro mantra: “la fase dei perché passerà”… prima o poi.

Il problema più grande è che questa fase travolgerà tutti non solo mamma e papà, ma fratelli e sorelle, zii e nonni, amici o semplici passanti, come la cassiera del supermercato, la pediatria, il signore con il cane incontrato al parco.

Prima o poi qualche limite va posto. Senza bloccare e demonizzare la curiosità, ma trovando il modo per distrare il piccolo in qualche modo.

Rispondere ai perché

Come rispondere ai perché? Quando rispondiamo dobbiamo ricordarci che stiamo parlando con un bambino e considerare le differenti fasce d’età. Possiamo trovare il modo di spiegare i concetti più semplici come un gioco per poi proporre spiegazioni più approfondite con il passare degli anni.

La curiosità
La curiosità dei bambini

Ovviamente non possiamo andare a spiegare il principio fisico che si nasconde dietro un determinato evento, ma non dobbiamo nemmeno ignorare la domanda. Tuttavia è estremamente importante non mentire. Se non conosciamo la risposta alla domanda che il bambino ci ha posto siamo sinceri e chiediamo un aiutino al papà o al quello che è diventato il nostro consigliere più fidato: Google.

Ci sono poi perché e perché, alcuni più importanti degli altri. Temi importanti e profondi che dovremo prima o poi trovare il modo di affrontare. I dilemmi sull’esistenza, la vita e la morte, l’amore e l’odio, il razzismo, l’invidia, ecc. Forse finirà presto questa fase ma non lasciate mai spegnere quel fuoco vivo della curiosità.

“In milioni hanno visto la mela cadere, ma Newton è stato quello che si è chiesto perché”.


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